mercoledì, maggio 19, 2010
Il nostro Carlo Mafera e i suoi sabati mariani verso la conclusione

Karl RahnerFabrizio M. Bosin, professore alla Pontificia Facoltà Teologica «Marianum», ha presentato il 15 maggio la mariologia di uno dei più grandi teologi contemporanei, Karl Rahner. Si avviano così alla conclusione nella basilica di Santa Maria in via Lata a Roma i 32° “Sabati Mariani”, e il bilancio di queste conferenze è molto positivo in quanto c’è stata un’adesione molto consistente sia di coloro che li hanno seguiti di persona, sia di chi li ha seguiti via radio o via internet.
Padre Fabrizio Bosin ha svolto con grande competenza la sua prolusione sul teologo Rahner e ha toccato i punti salienti della sua vita sulla quale non mi soffermerò. Ciò che invece mi preme mettere in evidenza è la parte finale della conferenza dove il prof. Bosin ha esplicato la mariologia di Rahner. Il repertorio bibliografico di Rahner contiene 40 titoli di lavori mariologici di cui alcuni inediti, senza contare gli accenni o le trattazioni presenti nelle altre opere. La valorizzazione di Maria è per Rahner un postulato delle premesse filosofico – teologiche del suo sistema antropologico. Ecco , in linea di massima, la mariologia di Rahner: l’illustre teologo di Friburgo non crede ad una trattazione autonoma sulla Madre del Signore. Un corretto discorso su di Lei, trova il suo assenso e la sua validità solo in rapporto agli interrogativi essenziali dell’antropologia e della cristologia. Infatti il prof. Fabrizio Bosin del Marianum ha sottolineato più volte che “la retta mariologia è cristologica e diventa paradigmatica per l’ecclesiologia”. Lo sfondo è sempre l’orizzonte storico - salvifico dove, se il posto di Maria è definito essenziale, unico e decisivo, questo nulla toglie a vedere in Lei la creatura semplice che appartiene come noi all’unica famiglia umana. Anche Maria è bisognosa di ricevere tutto dalla misericordia di Dio e, in particolare, il dono della redenzione di Cristo. Quando fede e teologia si esprimono sul significato e sull’importanza salvifica dell’uomo nella storia di Dio, devono necessariamente parlare di Maria che ha un’importanza decisiva nella Storia della Salvezza accanto a Cristo, per volontà di Dio stesso. Se la teologia deve essere antropologica, deve essere quindi anche mariologica.
Il significato storico – salvifico di Maria è determinato dalla sua maternità divina intesa non come un fatto puramente biologico, - e il prof. Bosin lo ha messo in evidenza nella sua esposizione – “il dato biologico – ha detto – non è quello essenziale; il dato importante è il ruolo che Maria svolge nella teologia” ma come un avvenimento spirituale – corporeo e punto decisivo nella storia della salvezza. Il "Fiat" di Maria ha un significato profondo in tutta la storia umana, perché realizzato per l’Incarnazione che è l’atto in cui Dio accoglie irrevocabilmente il mondo e inizia la redenzione da realizzare definitivamente con la morte di Cristo. Il "Si" di Maria è quindi direttamente soteriologico e Maria occupa, quindi, un posto centrale nella storia della salvezza, non in quanto passivamente Madre del Signore, ma in quanto con la sua libera azione lo diventa effettivamente nel dare il suo assenso all’atto decisivo di Dio. Poiché il consenso di Maria è reso possibile per Grazia di Cristo, esso non solo coopera alla salvezza dell’uomo, ma è atto di accoglienza della redenzione per lei stessa. Maria è dunque anche l’esempio più perfetto della redenzione, il prototipo della Chiesa riscattata, la realizzazione del cristianesimo perfetto che è la pura accoglienza di Dio uno e trino che appare in Cristo. Maria, pur essendo essenziale, unica, decisiva nella storia della salvezza, sta tuttavia interamente dalla nostra parte, appartiene come noi all’unica famiglia umana, come noi è stata redenta ed ha ricevuto tutto dalla misericordia di Dio.”Maria – ha affermato padre Bosin – è il “tipo” (modello) del credente”. Il rapporto tra Maria e la Chiesa è molto intimo, tanto che la considerazione dell’una giova alla conoscenza dell’altra. L’ecclesiologia salvaguardia la mariologia dal cadere nel sentimentalismo e nell’isolazionismo soggettivo e la mariologia feconda ed arricchisce l’Ecclesiologia. La Chiesa non è una sostanza statica, ma si realizza e si va continuamente costruendo di uomini concreti.”Maria infatti – ha continuato Bosin – rappresenta il tipo” di colei che è il punto di unione tra lo stato laicale e quello clericale. Maria è quindi il prototipo dell’apostolato laicale e clericale insieme.” La Vergine quindi esclude gli estremismi del laicismo e del clericalismo. Bisogna quindi guardare a Lei, se si vuole imparare a conoscere che cosa sia la Chiesa. Bisogna ispirarsi a Lei per imparare l’apostolato. Ha ben evidenziato padre Bosin che “il più efficace apostolato è quello radicato nello Spirito e nella Grazia e Maria è una maestra in questo”. Non esiste pertanto nessun essere umano che sia all’altezza di rappresentare la genuina essenza cristiana meglio di Maria. Effettivamente, concentrando il pensiero su questa persona concreta, nel suo modo di agire e nel suo destino, si riesce a comprendere assai meglio che non attraverso concetti puramente astratti che cosa sia la Chiesa. Manifestando alla Chiesa la sua natura, Maria mostra anche all’uomo la sua vocazione ad essere immagine di Dio e a partecipare alla sua vita aprendosi a Cristo nella fede e nella donazione. Celebrando Maria noi celebriamo anche una maniera cristiana di comprendere l’esistenza dell’uomo, celebriamo e proclamiamo l’idea cristiana dell’uomo. Dobbiamo ispirarci a Lei, alla Sua umiltà, al suo stile per diventare autenticamente Chiesa. “Comprendere il Suo silenzio, il Suo confondersi senza pretese e anche se è al centro del racconto Maria non rivendica nessuna pretesa nella Pentecoste…. Lo Spirito (guarda caso) agisce in una comunità (quella del Cenacolo) dove è presente Maria”. Bosin ha infatti ricordato che “Umiltà è lasciare che agisca lo Spirito”. Ha messo altresì in evidenza la profonda importanza della contemplazione ma nello stesso tempo ha sottolineato la relazione con l’azione. “Guai a scindere contemplazione e azione … contemplazione non è disimpegno, non è pacifica ricerca di questa …. Anche qui ci viene incontro Maria che ritroviamo attiva nella contemplazione e contemplativa nell’azione e (soprattutto) non cerca mai se stessa ma sa qual è il momento di intervenire e quando scomparire.” Ecco la profonda unità di Spirito di Maria. Karl Rahner si è ispirato molto nella stesura della sua teologia a Maria e infatti la teologia raheneriana è quella della “quotidianità, della ferialità, della ordinarietà” ha detto Bosin. L’apostolato mariano è un’investitura che viene dall’alto. “Spesso – ha concluso il prof. Fabrizio Bosin – noi sacerdoti mettiamo noi al centro e non ci chiediamo “come può venire questo : per grazia o per le mie opere?... l’apostolato mariano è l’attesa paziente dell’ora decisa da Dio”. Bosin ha infine ricordato il famoso “Si” di Maria. “Maria non ha detto il suo “Si” solo una volta ma sempre … è un Si prolungato per tutta la vita e ciò rappresenta la costanza e il sacrificio, il sapersi adattare e vedere sempre il centro, rimanere fedele alla decisione presa …. Quindi l’apostolato della Vergine è l’apostolato della Croce, l’apostolato della Speranza contro ogni speranza, l’apostolato del rischio, della fedeltà, del No al “do ut des” …. Insomma Maria è il modello sublime di qualsiasi ministero pastorale e infine (dulcis in fundo) Maria ci invita alla nostra personale chiamata e risposta”.

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